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“La necessità di ricercare con il massimo impegno la verità sull’agguato mortale contro Ilaria Alpi e Miran Hrovatin del 20 marzo 1994 deve rimanere una impegno vivo per il Parlamento italiano”.

Lo ha dichiarato il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti onorevole Alessandro Bratti, che ha aderito all’appello dei parlamentari italiani promosso dall’onorevole Walter Verini. “La commissione che presiedo ha fin da subito posto come priorità la declassificazione di documenti che riteniamo essenziali per contestualizzare il duplice omicidio, legato - come aveva già evidenziato il Gip di Roma nel 2007, respingendo la prima richiesta di archiviazione - al traffico illecito di armi e di rifiuti”. La commissione, ha quindi ricordato il presidente Bratti, ha fino ad oggi reso pubblici centinaia di documenti provenienti dai servizi di sicurezza, acquisiti nel corso delle precedenti legislature nell’ambito delle inchieste sulle “navi dei veleni”. Tra la documentazione declassificata vi è una importante informativa degli ufficiali di collegamento della commissione, XIV legislatura, sui contatti e le attività del noto imprenditore Giancarlo Marocchino. “Ricordo, poi, come tra gli ultimi documenti declassificati - ha aggiunto l’onorevole Alessandro Bratti - vi sia un messaggio del Sismi dei primi anni 2000, riguardante la compagnia di navigazione Shifco, legata, secondo all’intelligence, al mondo del traffico di armi e in particolare a Viktor Bout, ritenuto uno dei principali protagonisti del marcato clandestino di armamenti verso i paesi africani e arrestato dalla Dea pochi anni fa. Questi elementi aggiungono informazioni essenziali, e in buona parte inedite, per ricostruire il contesto del duplice omicidio.

“Il parlamento si è già occupato del caso nella XIV legislatura, presentando risultati in molti punti discutibili - ha aggiunto l’onorevole Bratti -; oggi, a distanza di anni, quei fatti rientrano senza dubbio nella competenza, almeno parziale, della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. La mole di documenti acquisiti nel corso degli anni mostrano la stretta connessione tra il traffico transfrontaliero di rifiuti e il commercio delle armi, moneta di scambio più usata nel contesto africano”. Un elemento importante che emerge, in questo senso, dalle audizioni della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Alpi è quanto dichiarò l’allora generale del Sismi Luca Rajola Pescarini, che rispondendo ad una domanda sull’invio di rifiuti verso la Somalia affermò l’esistenza, data per sicura, del fenomeno delle navi a perdere, ovvero i cargo ormai vetusti utilizzati come bare per il seppellimento di rifiuti pericolosi.

“Nel rispetto dell’autonomia della magistratura, la commissione sta valutando eventuali atti di indagine - ha concluso Bratti - che possano ulteriormente arricchire le ricostruzioni fino ad oggi fatte, basata sulla documentazione declassificata acquisita nell’inchiesta sulle navi dei veleni. Di certo per noi il caso non è chiuso”.