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Operazione Guardia Costiera, inchiesta Dda Roma,anche sequestri

Arresti e sequestri sono in corso da parte del Nucleo speciale di intervento della Guardia Costiera nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per stroncare un traffico di rifiuti pericolosi diretti, via mare, dall'Italia verso paesi esteri. Sono complessivamente 7 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Roma, che ha disposto anche il sequestro preventivo di diversi stabilimenti nel Lazio, in provincia di Viterbo, e in Umbria, nella zona di Orvieto. Le indagini della Guardia Costiera sono partire due anni fa e hanno consentito di sgominare un cartello di imprese che era dedito al traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati che, nascosti in container, venivano spediti in Cina, Indonesia, Pakistan e Corea. I rifiuti venivano caricati nei porti di Livorno, La Spezia, Genova, Ravenna e Civitavecchia. E proprio dalle ispezioni ad alcuni container sospetti individuati nel porto di Civitavecchia dalla Capitaneria di Porto e dall'Agenzia delle Dogane, sono partite le indagini, coordinate dall'ammiraglio Giuseppe Tarzia, allora comandante del porto di Civitavecchia e oggi a Livorno. Secondo le indagini, i soggetti arrestati e le loro aziende, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, acquistavano rifiuti industriali complessi e contaminati, su tutti da Pbc (policlorobifenili - di tossicità equiparata alla diossina), e, dopo aver simulato lo svolgimento di procedure di bonifica in Italia, lo rivendevano tal quale come materiale recuperato e "pronto forno" per un nuovo ciclo produttivo. Ma in realtà i rifiuti nel nostro paese subivano solamente una mera 'macinatura' per poi essere spediti nei vari paesi ancora fortemente inquinanti senza scrupolo da parte degli indagati per la salute degli operatori in contatto con le sostanze nocive. La trattazione e la bonifica dei rifiuti è disciplinata da una serie di norme nazionali e internazionali secondo le quali ogni operatore, in ogni fase della filiera, deve poter dimostrare la provenienza e la destinazione dei prodotti, nonché i trattamenti a cui sono stati sottoposti o a cui saranno sottoposti. Secondo le indagini, il giro d'affari derivante dal traffico illecito è di oltre 45 milioni l'anno.

(ANSA)